lunedì, 23 gennaio 2006

Intervista doppia VOLCANO

Da-bomb-2Su Da Bomb Magazine di novembre è stata pubblicata l'intervista doppia al sottoscritto e a my man in business Sano. Leggete il pdf (è un po' pesante da scaricare...).

www.kikuya.it/Walter/Intervista VOLCANO.pdf

postato da: fuji alle ore 19:48 | link | commenti (6)
categorie: volcano
sabato, 21 gennaio 2006

Memorie di una geisha part 1

memoriediunageishaNon potevo esimermi dal postarne un commento.
"Memoria di una geisha", scritto da Arthur Golden, è sicuramente un buon libro. Buono in quanto la ricerca che l'autore ha compiuto per costruire la sfondo nel quale la protagonista agisce è lodevole:  le case da the, i rapporti fra le geisha, Gion, i rituali pubblici e privati sono descritti con molta semplicità e contemporaneamente dovizia di particolari. Un saggio che avesse descritto tutti i lunghi allenamenti e studi che ogni geisha deve compiere forse sarebbe potuto risultare noioso a chi non ha un certo interesse nei confronti del Giappone e delle sue manifestazioni culturali (rimando comunque ad altri saggi interessanti, come "La mia vita da geisha" di Liza Dalby).
C'è però una grossa pecca nella storia, che però non vi rivelo per non rovinarvi la lettura/visione...

Il film è una trasposizione, certamente. E allora parlerò solo di quello che si vede (o non si vede):
Ben fatta la ricostruzione di Kyoto durante la guerra, anche se risulta a tratti claustrofobica. La fotografia negli spazi aperti è bella e carica di colori quanto e più dei kimono che putroppo, ahimè, non ritengo all'altezza dell'importanza che rivestono nel libro e nella realtà.
Quel che è un segno distintivo di classe sociale, potere e gusto estetico di ogni geisha (e uomo o donna del Giappone pre bellico) è nel film messo a margine. Sì, di kimono ce ne sono tanti (alcuni pure un po' bruttini...), ma non sono messi in evidenza secondo la loro giusta importanza. Una geisha era/è orgogliosissima dei suoi kimono, capi d'abbigliamento che raramente erano di sua proprietà (appartenevano soprattutto alla casa nella quale risideva) e che potevano arrivare a costare quanto un intero edificio...

Gion, la zona delle geisha e delle case da the tuttora esistente a Kyoto, è ribattezzata nel film Miyako, cioè "Capitale", anche se in quel periodo la capitale era già Tokyo. Perché questa scelta? Mah.

(continua)...

postato da: fuji alle ore 19:25 | link | commenti (1)
categorie: film

Memorie di una geisha part 2

(continua)...

Continuando. Forse meno importante per un occidentale ma palesemente evidente per un giapponese: le attrici principali non sono giapponesi. Ho volontariamente evitato di scrivere che sono cinesi, in quanto la questione non è affatto razzista. E' semplicemente una questione di morfologia e portamento. Sì, perché i volti non sono giapponesi, non lo sono affatto. E seppur tutte e tre le attrici siano bellissime donne che piacciono molto anche a chi vi sta scrivendo, non sono giapponesi. Non hanno il volto da geisha.
Mi spiego: nel libro, e in questo l'autore è stato molto bravo, ad esempio è sottolineata spesso la bellezza di Mameha, esaltata dal suo viso "perfettamente ovale". Che vuol dire? Che i canoni di bellezza fra oriente (Giappone) e occidente erano/sono ben diversi.
utamaroUn aneddoto al riguardo: qualche anno fa ho lavorato a Kyoto in un museo privato. Una sera il padrone e il capo del personale mi hanno portato in un'enoteca esclusiva a Gion con vista sul fiume Kamo. Entrati c'erano al bancone delle cameriere vestite in abiti tradizionali. Chi ci ha serviti mi è stata presentata come "bellissimamente giapponese". Perché? Per l'ovale del viso. Nonostante frquenti il Giappone da tenera età, in quel momento a mio parere avevo di fronte una ragazza carina con però niente di eccezionale. Però con gli anni ho cominciato a capire e a "sentire" la sensazione  di avere di fronte una bella ragazza giapponese per i giapponesi.
L'ovale che viene sempre sottolineato non è naturalmente l'equivalente di una palla da rugby; in pratica non devono esserci segni particolari che contrastino con la forma idealizzata del viso. Guardate qualche silografia di Utamaro e capirete di cosa sto parlando.
Michelle YeohBene, Michelle Yeoh, che interpreta Mameha, è una bellissima donna orientale, ma ha i zigomi sporgenti. Se per i canoni occidentali (e anche i miei) è molto bella anche per questo, a Gion sarebbe stata etichettata come una che aveva il viso che sembrava "un sasso".
E gli sguardi. Gong Li/Hatsumomo è cattiva e spietata, ma una "infame" giapponese ha un altro sguardo. Sempre cattivo, forse anche peggiore, ma non quello inscenato da Gong Li.
E infine le movenze. Un bravo attore, e queste lo sono senz'altro, studia a fondo e con dedizione, ma certe cose non si possono studiare: sono nel DNA.

A questo punto, se ci sarete arrivati, direte: "Ma di cosa stai parlando?".
Un esempio semplice: vi sarà capitato in molti film più o meno seri con attori italo-americani (quindi vicini culturalmente all'Italia) di vedere il gesto del "che stai a di'". Per intenderci, quello con le cinque punte delle dita distese tutte unite verso l'alto e il movomento del polso che fa su e giù. Ok, come viene fatto questo gesto? Male, sempre male. Fa ridere, sappiamo che non sono "del tutto" italiani e quindi ci stiamo, ma resta il fatto che il gesto venga fatto male. Perché nessuno può insegnare lunghi anni di pratica e centinaia di migliaia di ripetizioni del gesto fra amici, nemici, vicini di macchina, colleghi ignoranti, tifosi allo stadio, ecc...
Non ci si impara a inchinarsi, giungere le mani, abbassare lo sguardo, accennare un sorriso come una geisha se non dopo anni di attenta osservazione e pratica. O lo sai fare, o no. O ce l'hai dentro, o no.

Concludendo, "Memorie di una geisha" resta comunque un bel film da vedere. Se non altro perché finalmente è esplicitamente spiegato che una geisha non ha nulla a che vedere con una prostituta. Una geisha è una persona d'arte.

postato da: fuji alle ore 19:21 | link | commenti
categorie: film
mercoledì, 18 gennaio 2006

Ancora un haiku

Scritto di getto dopo aver attraversato, sotto l'acqua, mezza Roma con lo scooter... 


Una notte a San Lorenzo

E' mezzanotte.

Sulle rotaie vuote

corre la pioggia.

Piggia rotaie

 

postato da: fuji alle ore 17:06 | link | commenti (2)
categorie: haiku
martedì, 17 gennaio 2006

Quante automobili vuoi?

sfasciacarrozzeVi sarete certamente accorti che negli ultimi due anni le pubblicità che riguardano automobili sono aumentate a dismisura. L'italiano medio si sa che è notevolmente attratto da quello che in fin dei conti non è altro che un mezzo di trasporto (io devo andare da qui a lì. E basta), anche alquanto costoso, ecologicamente disastroso ed economicamente un fallimento (dal primo giorno che comprate l'auto, questa comincia a svalutarsi. E non vi restituirà mai i soldi che avete investito in essa, a meno che non facciate i tassisti o gli autisti a noleggio).

Eppure le pubblicizzano sempre di più. Sì, gli affari ultimamente non vanno benissimo e quindi occorre incentivare le vendite. Ma tutto ciò servirà veramente a vendere qualche migliaio di auto in più all'anno?

La butto lì: ormai è chiaro che la civiltà del petrolio è in declino. Le risorse cominciano a finire, o meglio, di giacimenti nascosti ce ne sono ancora moltissimi, ma la domanda comincia ad essere pressante. Toppa. La Cina, ragazzi. E l'India. Solo queste due nazioni rappresentano quasi la metà della popolazione globale. L'impatto del continuato utilizzo di petrolio da una tale moltitudine di persone si sta già facendo sentire. Bisona cercare fonti nuove e prima poi si sarà obbligati a cambiare il nostro sistema di vita e consumo. E automobile.

E quindi? Io, nel mio piccolo, ho capito che in un futuro molto vicino la produzione di auto dovrà smettere o cambiare radicalemente. E questo prima che la vostra nuova auto sia da buttare. E allora? Beh, io credo che alcune persone, che ne sanno più di me e vedono per forza di cose più lontano del sottoscritto, vogliano che noi esauriamo tutte le scorte di auto. Vogliono far soldi in vista dei tempi di magra e per investirli per fare i nuovi mezzi di trasporto che saremo obbligati ad usare.

Concludendo: secondo la mia modesta opinione, da qui a qualche anno (10, 15?) ci diranno che le auto con tot cilindrata saranno fuori legge. E poi quelle con cilindrata più piccola. E poi le utilitarissime. E poi tutto quello che va a benzina. Se tutto ciò è auspicabile che accada il prima possibile (stiamo soffocando nello smog), quel che non è giusto è la truffa che ci stanno facendo. Quale truffa? Spingerci a comprare un mezzo che già sanno sarà fuori legge prima che potremo finire di pagare il salatissimo mutuo acceso per comprarlo...

Meditate gente, meditate...

postato da: fuji alle ore 18:27 | link | commenti (1)
categorie: fantapolitica

Un altro haiku

Non so perché, ma oggi sono da haiku, e pure melenso... Vabbè, non ci fate caso. E non commentate...


yukinekoNeve

Orme soffici

nel giardino d'Inverno.

Due gattini

postato da: fuji alle ore 17:42 | link | commenti (3)
categorie: giappone, haiku, giardini
giovedì, 12 gennaio 2006

L'orda

LScusate il post lungo. Se avrete pazienza di leggerlo tutto forse saprete qualcosina (ina-ina) in più.

Uscito nell'ottobre del 2002 per la Rizzoli, "L'orda" di Gian Antonio Stella è un saggio che consiglio vivamente a tutti coloro che sono o cecano di essere un po' più aperti a capire certe questioni difficili da trattare, soprattutto quando entra fortissimamente in gioco l'istinto primario di protezione del proprio territorio e la diffidenza verso il nuovo aka il diverso.
Il sottotitolo è più che chiarificatorio: quando gli albanesi eravamo noi. E già, perché fino a poco più di 50 (!) anni fa, cioè al tempo in cui i nostri nonni erano belli e forti e i nostri genitori erano da poco nati o lì lì per essere messi al mondo, c'erano ancora italiani che con il favore delle tenebre entravano di straforo in Francia attraverso il Piccolo San Bernardo, il famigerato "passo del Diavolo"... Quanti ne sono morti. E chi erano le loro "guide"? Persone che si facevano pagare fino a 6 volte il costo effettivo per arrivare in Francia? O che li traghettavano in condizioni disperate fino alle coste del New Jersey? Italiani.
Leggendo questo libro si inorridisce nello scoprire quel che gli italiani hanno fatto all'estero e quello che poi i paesi ospitanti hanno fatto agli emigranti italiani. Persone per la maggior parte analfabete, che a New York vivevano inscatolate in cinque isolati con più di venti persone per stanza (non ricorda i cinesi di oggi?)! L'estate si contavano tantissimi casi di cadute accidentali durante la notte, provocate per lo più dalla distrazione di persone arrampicate a qualche balcone o scala antincendio nel tentativo di trovare un poco di refrigerio.

E i linciaggi, quanti linciaggi. Sacco e Vanzetti fu la piccolissima punta di un iceberg gigante, un iceberg dove i dagoes (dagger, accoltellatore, in riferimento alla facilità con la quale gli emigrati italiani mettevano mano al coltello), i wops (without passport, ma anche la versione americanizzata di "guappo"), i greaseballs (palla di grasso o testa unta, in riferimento più allo sporco che alla brillantina) erano secondi solo ai "negri". E in alcuni casi anche primi...
Fra i diversi nomignoli (Vu' cumprà in confronto è un vezzeggiativo) ci sono anche cincali (da cinq! lanciato dagli italiani quando giocavano a morra), messerhelden (eroi del coltello) e maiser (polentone, nel senso di uomo di mais) in Svizzera.
Christos (dall'abitudine a bestemmiare) in Franciakatzelmacher (fabbrica cucchiai, nel senso di artigiano di poco conto ma anche fabbrica gattini, perché i nostri figliavano come gatti) in Germania. E in Australia se ne dicevano e se ne facevano di tutti i colori sugli e agli italiani. E in Argentina. E in Brasile...
Però...Sì, la maggior parte era gente operosa e volenterosa, ma nella massa apparivamo sporchi, ci adattavamo a qualsiasi lavoro, molti facevano i soldi presto (il giro della prostituzione era tutta in mano agli ebrei e agli italiani, ma i primi avevano anche le principali case di produzione a Hollywood, e quindi non se ne sa nulla di questa storia...) e, particolare non trascurabile, negli Usa il 48% dei carcerati per omicidio durante gli anni '20 erano italiani.

casa-emigranti-ny-int

Anche in patria non è che fossimo più bravi e di conseguenza trattati meglio dagli altri: la storia del Grand Tour spinta da Goethe, Schelling e compagnia non è del tutto spiegata bene. Le famiglie mandavano i figli sì ad ammirare le bellezze artistiche italiane, ma soprattutto a farli diventare uomini. Scusate, ma oggi i pischelli che vanno ad Amsterdam, bellissima città con canali e pittoresche case, cosa hanno in mente? Senza ipocrisia: coffeshop e peepshow. E così era nell'Ottocento l'Italia per gli stranieri. Lord Byron provò nel suo giro italiano una quantità incalcolabile di letti femminili e almeno 200 talami omosessuali! Non era l'unico: era la norma.
Perché scrivo ciò? Non certo per gettare altra benzina sul fuoco della paura dello straniero. tantomeno per suggerire di fare i buon samaritani e accogliere tutti indistintamente a braccia aperte.
La mia tesi è che tanti popoli prima di noi hanno dovuto affrontare la questione dell'immigrazione in massa di popolazioni più povere. E hanno sbagliato, soprattutto con noi. Occorre quindi documentarsi, non lasciarsi prendere dallo spavento ma cercare di affrontare con lucidità la questione. Ogni singolo caso va analizzato. Altrimenti alimenteremo solo il casino, perché non si può fermare l'immigrazione. Con il risultato di distogliere lo sguardo inorriditi, arrivare ai limiti della sopportazione e poi massacrare (nel senso fisico della parola, e i diversi casi in provincia fanno intendere che noi non ne siamo esenti) il primo che capita, sfogando tutta la rabbia repressa. E infine piangere su una tomba mentre altri 1000 passano alle nostre spalle. Ma a quel punto noi saremo troppo stanchi. Fino a quando la rabbia non monterà ancora...

 

postato da: fuji alle ore 13:21 | link | commenti (9)
categorie: libri
mercoledì, 11 gennaio 2006

Lonely

solitudineLa cosa bella dopo una serata da schifo e una mattinata passata a vegetare nel proprio inconscio con il cellulare spento per non essere disturbato, è accendere il cellulare e scoprire che nel frattempo non ti ha cercato nessuno... Meglio di così.
postato da: fuji alle ore 16:08 | link | commenti (4)
categorie:
martedì, 10 gennaio 2006

Requiem for a dream

Requiem for a dreamE finalmente ce l'ho fatta. Una mia amica (V) mi ha regalato il dvd di questo film il quale, oltre ad essere stato praticamente ignorato dalla distribuzione italiana, scopro avere un po' di fan in tutto il mondo.

Bene, la cosa già si fa interessante.

"Requiem for a dream", tratto dall'omonimo libro (in italiano "Requiem per un sogno") di Hubert Selby Jr., è un film forte e visionario.

4 protagonisti, tre ragazzi (dei quali una è Jennifer Connelly) e una mamma, ci recitano il definitivo requiem per il sogno americano. A suonare le campane a morte ci pensa la droga, anche affettiva, quando c'è ma soprattutto quando non c'è...

Il regista, Darren Aronofsky, mostra un talento innegabile nella direzione degli attori e soprattutto nel montaggio: notevoli le scene dove i ragazzi si "calano" (praticamente sempre) o quando la mamma anfetaminizzata dalle pasticche per dimagrire pulisce la casa in 25 secondi (il girato originale è di 40 minuti!).

E' una discesa agli inferi, senza appiglio o àncora di salvataggio. Si fa di tutto per un piccolissimo posto al sole, per avere un attimo la speranza di uscire dallo squallido in cui si vive.

Rimando a questa pagina http://www.bol.it/video/scheda/ea803270099003.html per leggere due perfetti commenti contrastanti che inevitabilmente questo film può provocare.

Per quanto mi riguarda: da vedere assolutamente. :)
postato da: fuji alle ore 22:44 | link | commenti (3)
categorie: film
giovedì, 05 gennaio 2006

Il blog di Beppe Grillo

grilloStavolta utilizzo questo mio personale spazio web per promuovere il blog di un'altra persona: quello di Beppe Grillo. Per chi non lo avesse mai visitato, consiglio di reindirizzarsi su www.beppegrillo.it . E' questo una fonte inesauribile che raccoglie tutte quelle informazioni (tante) che quotidianamente vengono smontate o cancellate dai nostri "liberissimi" giornali televisivi e su carta (straccia). Già, perché come fatto notare da Grillo, dalla Guzzanti e da qualcun altro coraggioso-emarginato (lo potete anche leggere al contrario), il nostro è un paese considerato "parzialmente libero" nell'informazione. Andate qui http://66.249.93.104/search?q=cache:5fMvYV3OHL0J:www.freedomhouse.org/research/pressurvey/allscore2005.pdf+italy+freedomhouse&hl=it Siamo 78esimi! Prima della Mongolia e dopo la Bulgaria!

E procuratevi il dvd del suo ultimo spettacolo. E non investite in fondi Fiat...

p.s. Non sono di sinistra. Nè di destra. Sono uno che pensa.

postato da: fuji alle ore 20:04 | link | commenti (4)
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Chi sono

Utente: fuji
Un punto di vista diverso. Sicuramente onesto... Nel tempo libero sono dottore in Lingue e Civiltà Orientali...


Dicono che il mio blog valga $2,258.16! Ma daaai...
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