lunedì, 25 settembre 2006

Miglioriamo l'Italia: evviva il nostro lotto

lotto_bowlL'altra sera esco da teatro (il Globe, per chi è interessato a saperlo) e leggo una bella pubblicità del lotto proprio accanto alla programmazione del teatro. Sì, perché parte delle entrate delle giocate vanno a finire in investimenti culturali. Una minima parte...
Fantastica la frase che faceva da slogan: "Giocate al lotto per aiutare la cultura". Bello, come dire "se volete che la gente legga di più, aprite una tipografia".
Ora, il lotto è per le casse dello Stato e di chi lo gestisce un grosso business, che fa girare milioni di euro a estrazione e arricchisce pochissime persone comuni, rimpinzando invece molte altre meno comuni.
Bene, ecco la mia proposta, semplice-semplice:
a Roma (prendo la mia città per esempio, ma scegliete voi quella che più vi aggrada) siamo circa 5 miioni, abusivi più o meno censiti. Se ogni persona giocasse un solo euro in una ipotetica riffa si raccoglierebbero 5 milioni di euro. Ok, facciamo che non tutti partecipino e inseriamo i costi (giusti) di gestione del tutto, compresi notai e commessi. Arriviamo a 3 milioni puliti. In premio ci sono tre assegni da un milione di euro. Al giorno. Cioè tre milionari al giorno.
E chi non vince? Peccato, ha perso un euro. In un mese avrà perso 31 euro. Però sapremmo che ci sono 93 milionari in più in giro. Cioè 93 famiglie che possono permettersi una bella casetta, magari un piccolo viaggio e un micro investimento. E qualche risparmio per i momenti difficili, che purtroppo capitano sempre.
Perché in finale un milione di euro, fatte le spese succitate, non sono molto. Però rendono felice e sicura una normale famiglia media. Una qualsiasi delle nostre. Senza considerare l'indotto derivato da persone che possono permettersi per un po' di spendere qualcosina in più.
La mia è certamente una provocazione, ma pensate a questo: 6 o 5+1 o 5 al Superenalotto non lo farete MAI. E sperate di non farlo, perché con 50 milioni di euro la vostra vita sarà un inferno!
Piuttosto, lavorate seriamente e pretendete dei reali cambiamenti riguardo le cose che non vi piacciono, invece di ingoiare e sperare che il prossimo lunedì, mercoledì o sabato riusciate a imboccare quell'unica possibilità su 622.614.630 di fare sei, o magari una su 103.769.105 di fare 5+1. Mentre chi organizza i giochi ride sempre, perché lui ha già vinto...
Buona fortuna
postato da: fuji alle ore 17:53 | link | commenti (2)
categorie: bestitaly
giovedì, 14 settembre 2006

Thank you for smoking

thank-you-for-smoking-poster-1Con la mia faccia da sbarbato sono riuscito a scroccare un'entrata ridottissima per studenti universitari nonostante abbia già dato da qualche anno. Essere metà giapponesi ha indubbiamente dei bei lati posititvi

"Thank you for smoking" di Jason Reitman narra la storia o meglio la forza persuasiva di un rappresentante influentissimo di una delle principali lobby americane: il tabacco. Nick Nailor (l'attore Aaron Eckhart) è impegnato in un ruolo che una volta era regalato ("Sono fiche, costano poco e danno dipendenza") ma che nell'odierna società (finto)salutista non è per niente facile e piacevole: parlare bene delle sigarette, contrastando a pieno volto sorridente tutti i dati snocciolati da medici e associazioni benefiche varie. E Nick ci riesce bene.
Il dover dare un buon esempio al figlio forse lo cambierà. Forse. Aspettate la fine e poi ditemi qual'è il vostro giudizio sul suo prossimo futuro. Di sicuro è bello quello della giornalista/seduttrice Katie Holmes in Cruise di Dowson'screckiana memoria (a proposito, che fine ha fatto quell'attore assurdo? Mah). Per fortuna qualcuno le ha detto di non storcere continuamente la bocca mentre fa i sorrisi imbarazzati o di circostanza.
Ineccepibile Robert Duvall: ruolo piccolo ma comunque godibile.
Un film al giorno d'oggi molto coraggioso. Sarebbe stato troppo facile sparare a zero sui produttori di sigarette. Una bella sfida affrontata con ironia e buona proprietà di linguaggio.
Ah, non fumo e i fumatori non è che mi piacciano troppo... E proprio per questo faccio maggiori complimenti al regista.

Andatelo a vedere e ditemi.
postato da: fuji alle ore 00:23 | link | commenti (2)
categorie: film
lunedì, 11 settembre 2006

Molto rumore per nulla

globeUn paio di giorni fa sono andato a vedere al Globe Theatre romano "Molto rumore per nulla" di W. Shakespeare.
Ragazzi, il teatro è veramente da vedere. E' la perfetta riproduzione dell'omonimo teatro elisabettiano inaugurato a Londra all'inizio del 1600. La pianta è circolare, le balconate e il palcoscenico sono in legno. Per capire di cosa stia parlando, guardate le scene di teatro nel film "Shakespeare in love", con le persone ammassate in piedi a guardare lo spettacolo.
Per la modica cifra di 7 euro ci siamo sistemati nel parterre, che si legge pàrtèr ma che significa pertèr! Infatti i posti a sedere sono solo sulle balconate; per assistere allo spettacolo ci siamo sistemati sul pavimento. Molti spettatori già smaliziati si sono portati i cuscini da casa. La prossima volta vedrò di essere ber fornito anch'io: non mi faccio fregare due volte
La rappresentazione ci è piaciuta molto, con ottimi dialoghi e alcuni personaggi fantastici. Mi dicono che alcuni degli attori hanno partecipato a "Un posto al sole", programma che per fortuna misconosco.
Se passate a Roma, andate a questo teatro e non ve ne pentirete
postato da: fuji alle ore 20:52 | link | commenti (14)
categorie: teatro
lunedì, 04 settembre 2006

Miglioriamo l'Italia: alcune evasioni fiscali

basso1Leggete fino in fondo, vi farò sorridere un poco...

Inauguro una serie (speriamo sia tale) di post nei quali dal mio umile posticino in piccionaia e dal piccolo delle mie osservazioni, fatte sempre dalla piccionaia, cerco di inventarmi una qualche metodologia che aiuti questa nostra povera nazione a risollevarsi.
Vi direte: e chi sei? E poi ce n'è di gente che già ci pensa o almeno dovrebbe farlo.
Sì, è vero. Le mie congetture però partono da alcuni presupposti importantissimi: chi gestisce il potere ha tanti soldi proprio grazie al potere e non farebbe nulla per cambiare il sistema in quanto la conseguenza più logica del cambiamento sarebbe la perdita di potere, cioè di soldi. Un circolo vizioso.

TUTTI gli schieramenti politici, e sottolineo tutti, in campagna elettorale e prima della Finanziaria utilizzano come numeri da mettere in bilancio le ingenti entrate previste dalla lotta all'evasione fiscale, che ormai sappiamo bene non essere più tanto sommersa.
Peccato che non si concludi mai nulla o molto poco in tal senso. Perché? Per il motivo di cui sopra: i soldi. Chi evade molto è chi ha molto potere, e poi in proporzione via-via che si scende. Non perseguire in modo effettivo gli evasori evita che ci siano proteste e ripercussioni; in più permette che la coscienza di chiunque sia in grado di evadere, cioè chiunque abbia un minimo di autonomia e potere, si sporchi.
Si finisce che chi è colpito per primo è il lavoratore dipendente con regolare e quantificabile busta paga.
In questo modo le famiglie a reddito fisso arrivano a fine mese spesso con il collo tirato, costringendosi per sorridere un minimo a fare assurdi micro-mutuo estinguibili in 84 "comode" rate...
Ah, se pensate che sia uno di quelli che giudica tutti gli imprenditori come degli arraffatori cattivi e ladri siete sulla strada sbagliata: sono anch'io un imprenditore, seppur microscopico, e so cosa voglia dire l'alea del guadagno e il rischio di arrivare a fine mese senza alcuna entrata e l'affitto da pagare.
Che si può fare? Le dichiarazioni dei redditi riportate dal Ministero delle Finanze per l'anno 2004 sono ridicole:
La categoria dei fiorai ha dichiarato in media 10.000 euro, i tassisti 11.000 e i barbieri/parrucchieri 10.500. Non voglio permettermi di puntare il dito contro nessuna categoria o esercente/imprenditore in particolare.
Però... Quante volte vi hanno dato lo scontrino fiscale o la ricevuta fiscale quando siete usciti/e dal barbiere/parrucchiere? Una famiglia di parrucchieri che paga l'affitto di un locale e impiega i suoi tre figli può campare con 10.500 euro l'anno (storia vera)? Sì, facendo MOLTI stenti...
Non è mia intenzione fare i conti in tasca agli altri. Ripeto: conosco la paura di non farcela ad arrivare a fine mese. Ma è lo stesso per un parrucchiere che ha la bottega da 25 anni? Accidenti, ci sono un sacco di parrucchieri che hanno proprio la volontà di ferro  e lo stomaco piccolo-piccolo...

visco_vincenzo4_inf--200x150Qual'è il mio consiglio? Negli Stati Uniti, paese deprecabile per molte cose, sono fiscali (scusate il gioco di parole) sulle tasse. Là tutti (o quasi) dichiarano il giusto ed emettono fatture. Perché quest'ultime sono scaricabili e di conseguenza le persone le pretendono.
Ora, mio padre è un semplice impiegato di banca (impiegato, non mega direttore) con stipendio fisso. Si fa tagliare i capelli per stare bene con se stesso, per vedersi bello allo specchio ma anche perché se non lo facesse lo licenzierebbero o almeno gli romperebbero di brutto le palle. Se per caso decidesse di stare due settimane a casa, nessuno oltre a familiari e amici noterebbe troppo alcune sue dimenticanze estetiche che naturalmente lui non commetterebbe.
Il punto è che i capelli se li deve fare per il proprio piacere ma soprattutto per il lavoro. E scrivo a voi ragazze: quante volte andate a farvi sistemare il colore, le doppie punte o la messa in piega perché al bancone, in ufficio o nella postazione non volete e non potete permettervi di stare conciate male?
Bene, il parrucchiere è logicamente un costo che in parte deve essere scaricato dalle tasse in quanto strettamente collegato all'ambito lavorativo. Forse non il 20% dell'iva, ma almeno la metà. Se ciò fosse possibile, tutti gli stipendiati fissi comincerebbero a chiedere fatture e le casse del fisco sarebbero un po' più in polpa, permettendo a quelle delle persone comuni di respirare un poco.
E i parrucchieri? Non credo chiuderebbero per fallimento...
Fatemi sapere.
postato da: fuji alle ore 00:23 | link | commenti (5)
categorie: bestitaly
domenica, 03 settembre 2006

Slevin

Lucky-Number-Slevin-Ned-1(Sottotitolo: "Patto criminale")
Bòn, ritorno a postare scrivendo di un film visto due giorni fa: Slevin.
Dare un giudizio immediato non mi è facilissimo. Perché? Beh, perché il film è geniale e al tempo stesso un tentativo riuscito a metà.
Mi spiego: il puzzle criminale è intricato e fin dal primo minuto lascia un po' spiazzati. In seguito la faccenda si fa ancora più intricata. E poi? Usciamo rimbambiti e frustrati?
Attenzione, ho scrtito che è un puzzle e come tutti i puzzle (anche quelli con quei bei cieli bastardi con 300 pezzi praticamente identici) alla fine si chiudono. E la chiusura vi piacerà e farete i complimenti allo sceneggiatore.
E allora, perché ho scritto che penso sia anche un tentativo riuscito a metà? La battuta è riferita al tentativo di acchiappare un certo tipo di pubblico e fare quindi botteghino, cioè soldi.
Il tentativo a mio avviso è quello di imitare il montaggio e alcune "battute" violente alla Guy Ritchie. Per chi non lo conoscesse: il marito di Madonna ma soprattutto il geniale regista di "Lock & Stock" e "The snatch" ("babbuzzi...). I film di Ritchie sono incredibilmente incastrati nelle loro trame. E in più si ride osservando dei personaggi assurdi perfettamente disegnati dalla macchina da presa.
In Slevin si cerca, soprattutto nella prima metà, di seguire quel filone ormai già mitico e quindi di sicuro successo. E i tralier sono un bel po' "paraculi" (scusate il francesismo), in quanto cercano a loro volta di sottolineare questa somiglianza.
Somiglianza che non è necessaria allo svolgimento della storia; è solo di contorno.
Ripeto: la storia è fica e vi farà uscire dal cinema contenti di aver visto un bel cubo di Rubik a 7 facce (cito il titolo, che fa più fico...) spacchettato in modo non consono e alla fine risolto.
Contenti ma con un poco di amaro in bocca mentre ci si chiede: "E se non avesse cercato di imitare Guy Ritcie e mi avesse fatto entrare nella storia con un altro passo e attraverso altri schemi"?
Il giudizio è alla fine positivo. Vedetelo e ditemi.
Peace
postato da: fuji alle ore 23:21 | link | commenti
categorie: film

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