Beh, sono tornato alla casa base da una settimana circa e cerco ora di buttare giù alcune impressioni a occhio freddo sulla Grande Mela.
New York è definitivamente una città da visitare. Quella che può sembrare la scoperta dell'acqua calda è invece una considerazione ponderata. Sono una persona che ha avuto e ha cercato la fortuna di viaggiare sempre e appena possibile, anche a costo di rimanere con pochissimo sul conto (cercasi lavoro disperatamente!). New York è effettivamente molto simile a quella che abbiamo visto in tanti film e telefilm. Praticamente non c'è quasi nulla da scoprire, almeno a livello visivo.
L'importanza di un viaggio a NY è nel vedere come vivono e ragionano gli abitanti di quella che è unanimemente considerata la capitale ufficiosa degli Stati Uniti, la potenza economica e militare che in questa epoca detta legge a livello mondiale. Vedere NY è quindi un buon modo per capire un po' meglio cosa frulli in testa agli americani, senza però dimenticare che i newyorkesi non fanno sicuramente parte dell'ultimo elettorato repubblicano, per intenderci i burini che hanno votato Bush.
Comincio col constatare che razzismo palese in giro per NY non se ne vede assolutamente, ed evidentemente gli ultimi trent'anni di lotte sociali e civili, accompagnate a volte anche da quelle urbane, hanno dato i loro frutti. Quello che si può toccare con mano è una sorta di reciproca "vigile indifferenza" nei luoghi pubblici. Per intenderci: io ti vedo, tu mi vedi, io sto qui, tu stai lì, tutto procede bene. La metropolitana è ricca di razze, eppure ognuna se ne sta ben-bene nel proprio spazio.
Cioè? Bianchi con i bianchi, neri con i neri, cinesi con i cinesi, ispanici con ispanici, italiani con italiani, ecc.. Tutti insieme e tutti rispettosamente divisi. Anche da noi diventerà così?
In due mesi ho contato 6 coppie (sei!) interrazziali, delle quali cinque di classe sociale palesemente medio alta e una gay. Se è vero che gli Stati Uniti sono precursori dei tempi, a NY è ben chiara la divisione che ci attenderà fra un paio di generazioni: non colore, ma soldi. Non bianchi con bianchi e neri con neri, ma ricchi con ricchi (ormai di qualsiasi colore) e poveri con poveri (questi invece ancora ben divisi per colore)...
Gli italiani non sono bianchi, sono "italiani". Ce lo hanno confermato amici che abitano stabilmente lì. Gli italiani sono italiani, una razza a parte. C'è chi ne va fiero e chi ne è infastidito. Personalmente mi sembra una str***ata. Sicuramente bisogna ringraziare il non perfetto integramento dei primi italiani emigranti nel Nuovo Mondo. Non è una critica, leggete a tal proposito il mio post sul libro "L'orda" di Gian Antonio Stella.
E anche gli italo-americani (italo-americani?!) vanno molto fieri di ciò. Peccato che la maggior parte non sappia una parola di italiano, a parte un paio di "paesà", "accussì" e qualche parola presa dal "Padrino" e i "Sopranos".
Nota accessoria: ci sono tantissime pizzerie o "pizzaria", come mi è capitato spesso di leggere. Le pizze sono vendute in "slices", cioè spicchi (8 per ogni pizza rotonda) con sopra diversi "topping" (condimenti). Se deciderete di mangiare in una di queste pizzerie, non male a dire il vero, di sicuro troverete come scelta almeno la regular, molto simile alla nostra margherita, e la "pepperoni". E cosa c'è sopra la "pepperoni"? I peperoni? Sbagliato. Troverete il salame piccante!
Ora, ero già stato avvertito di questa particolarità ma vederlo, e mangiarlo, con i propri occhi è tutta un'altra cosa. Non so se sia stato fatto uno studio storico-filologico sul perchè si utilizzi questo termine deformato nella pronuncia e nel senso dall'italiano, ma è sicuro che negli Stati Uniti tutti gli americani sono convinti che "pepperoni" sia il salame piccante. E quando arrivano in Italia e ordinano una peperonata al ristorante? Chissà che facce...
I newyorkesi, dicevo, sono molto riservati. Leggi: si fanno gli affari propri affinché nessuno entri in quello degli altri. Nessuno si permette di fare smorfie o facce strane nei confronti di un'altra persona, almeno non percettibilmente. Barboni, punk, fighetti super fashion, giocatori di basket sudati e mamme in carriera convivono nello stesso vagone senza apparentemente notarsi.
Come avrete notato ho usato molto la metro, la quale è anche un buon osservatorio dei comuni comportamenti e coesistenze. La metro è effettivamente un mezzo straordinario, sviluppato molto in NY, al pari di quella di Londra e Parigi o anche Tokyo.
Roma? No, Roma non ha una metro. Ha due tubi sporchi che si incrociano (e a volte si scontrano) in un solo punto. La metro a NY è sempre funzionante, 24/7. 2$ a corsa, 24$ una settimana, 76 $ un mese.
Ci sono tantissimi topi. Una volta me ne sono beccato uno tra le gambe mentre stavo tranquillo in cucina! Alle tre di notte non è stato piacevole, considerato poi che dormivo su di un materasso per terra...
Tutti questi topi, belli vispi e arzilli per le strade e sulle banchine della metro(!), mi hanno fatto pensare una cosa: ma se domani a NY ci fosse una sorta di "ribellione" dei ratti con le strade letteralmente invase dai "Rattus norvegicus", quanto sembrerà intelligente andare a bombardare altri "Homo sapiens sapiens" dall'altra parte del mondo? Mah...
La polizia è generalmente gentile e discreta. Hanno la camminata un po' "american hero", ma sono sempre gentili e cortesemente ben decisi nel chiedere documenti o collaborazione, nulla a che vedere con le "tamarre" forze dell'ordine nostrane.
Concludo, almeno per ora, con un bel pollice in su
per NY. E se potete, anche se so che sarà difficile, accettate questo consiglio: quando avete intenzione di vedere veramente un nuovo mondo, qualunque esso sia e a qualunque distanzia sia dal vostro, prendetevi un po' di tempo, almeno quanto basti per superare l'iniziale euforia turistica e assaporare un minimo la vita vissuta locale (un mese?).
E fate studiare i vostri figli all'estero, che qui in Italia non ce n'è più per nessuno. A meno che non abbiate tre cognomi, ma in tal caso non credo stiate leggendo questo blog.
Bon voyage 