Un paio di giorni fa abbiamo deciso di vederci un film in un multisala americano. Peché non "28 settimane dopo"? E via.
Il cinema era sullo stile multisala big, a là Warner Village per intenderci. Il biglietto è di 10$, al cambio attuale circa 7,40€, praticamente come da noi.
Prima di entrare in sala c'è il solito salone grande; banconi con popcorn e altre schifezze; niente pausa primo tempo. Va beh, proprio come il Warner Village. Bene, passiamo al film.
Per chi non l'avesse visto, faccio un breve riassunto del geniale precedente "28 giorni dopo": un gruppo di animalisti entra in un laboratorio di Londra per liberare degli scimpanzè ingabbiati e pronti per essere usati in alcuni esperimenti. Quella che però doveva essere un'azione benevola si rivela un'anatema: gli scimpanzè sono portatori di un virus terribile altamente infettivo e che agisce in soli 10 secondi, provocando un radicale attacco di rabbia negli esseri umani.
La scena si sposta a 28 giorni dopo, quando un ragazzo si sveglia in una corsia di un ospedale apparentemente abbandonato. Non si sente alcun rumore; chiama ma nessuno risponde. Una volta uscito si ritrova in un'atmosfera da sogno: Londra completamente deserta. Indimenticabile la sua passeggiata sotto un Westminster bridge deserto, mentre l'inquadratura si allarga e rivela che non c'è nessuno in giro, solo macchine apparentemente abbandonate dopo incidenti stradali.
Ma naturalmente da lì a poco scopriremo che non è così.
"28 weeks later" inizia proprio 28 settimane dopo quella scintilla di virus. Nel frattempo (6 mesi) gli infettati sono morti di fame, non dopo aver trucidato e/o contagiato tutta la popolazione inglese, lasciando solo qualche fortunato superstite.
L'esercito statunitense si occupa del controllo della situazione e del progressivo rientro di inglesi o dei loro familiari fortunatamente all'estero al momento dello scoppio del virus.
Scusate ma altro non posso dirvi per non togliervi nulla.
Sappiate che il film prende ed è sicuramente meglio guardarlo al cinema, soprattutto per alcune scene di "preparazione" caratterizzate da nessun dialogo ma una intensa musica lenta ricca di frequenze basse che prendono allo stomaco. In finale bisogna calarsi nell'atmosfera di una Londra intatta ma deserta...
A suo modo questo film porta avanti la genialità del primo episodio.
Da vedere.
