venerdì, 25 maggio 2007

28 weeks later

28_weeks_laterUn paio di giorni fa abbiamo deciso di vederci un film in un multisala americano. Peché non "28 settimane dopo"? E via.
Il cinema era sullo stile multisala big, a là Warner Village per intenderci. Il biglietto è di 10$, al cambio attuale circa 7,40€, praticamente come da noi.
Prima di entrare in sala c'è il solito salone grande; banconi con popcorn e altre schifezze; niente pausa primo tempo. Va beh, proprio come il Warner Village. Bene, passiamo al film.

Per chi non l'avesse visto, faccio un breve riassunto del geniale precedente "28 giorni dopo": un gruppo di animalisti entra in un laboratorio di Londra per liberare degli scimpanzè ingabbiati e pronti per essere usati in alcuni esperimenti. Quella che però doveva essere un'azione benevola si rivela un'anatema: gli scimpanzè sono portatori di un virus terribile altamente infettivo e che agisce in soli 10 secondi, provocando un radicale attacco di rabbia negli esseri umani.
La scena si sposta a 28 giorni dopo, quando un ragazzo si sveglia in una corsia di un ospedale apparentemente abbandonato. Non si sente alcun rumore; chiama ma nessuno risponde. Una volta uscito si ritrova in un'atmosfera da sogno: Londra completamente deserta. Indimenticabile la sua passeggiata sotto un Westminster bridge deserto, mentre l'inquadratura si allarga e rivela che non c'è nessuno in giro, solo macchine apparentemente abbandonate dopo incidenti stradali.
Ma naturalmente da lì a poco scopriremo che non è così.

"28 weeks later" inizia proprio 28 settimane dopo quella scintilla di virus. Nel frattempo (6 mesi) gli infettati sono morti di fame, non dopo aver trucidato e/o contagiato tutta la popolazione inglese, lasciando solo qualche fortunato superstite.
L'esercito statunitense si occupa del controllo della situazione e del progressivo rientro di inglesi o dei loro familiari fortunatamente all'estero al momento dello scoppio del virus.
Scusate ma altro non posso dirvi per non togliervi nulla.

Sappiate che il film prende ed è sicuramente meglio guardarlo al cinema, soprattutto per alcune scene di "preparazione" caratterizzate da nessun dialogo ma una intensa musica lenta ricca di frequenze basse che prendono allo stomaco. In finale bisogna calarsi nell'atmosfera di una Londra intatta ma deserta...
A suo modo questo film porta avanti la genialità del primo episodio.
Da vedere.

postato da: fuji alle ore 01:52 | link | commenti (2)
categorie: film, ny
lunedì, 19 marzo 2007

L'arte del sogno

Arte del sognoRitorno con un consiglio per gli amanti della settima arte e dei sogni in generale: "L'arte del sogno", ultima fatica del geniale regista francese Michel Gondry.
Per chi non lo conoscesse, è il regista dell'atrettanto geniale "The eternal sunshine of the spotless mind", titolo effetivamente difficile da ricordare e interpretare, purtroppo barbaramente trasformato in italiano in "Se mi lasci ti cancello".
Apro una parentesi, l'ennesima sull'argomento: chi fa queste traduzioni? Lo conoscete? Bene: uccidetelo! Chiusa parentesi.

La storia di un ragazzo metà sudamericano e metà francese (Gael García Bernal, già apprezzato nell'almodovariano "La mala educatiòn") che viene convinto dalla madre a stare un po' a Parigi, nella casa dove viveva con i genitori da bambino. Il tipo è un po' "strano": a volte vive dei veri e popri sogni ad occhi aperti, al punto che in alcuni momenti non riesce a distinguere il sogno dalla realtà e viceversa.
L'incontro con la sua nuova vicina (Charlotte Gainsbourg, apprezzata in "21 grammi") lo stravolgerà ancor di più. Forse positivamente...

Bellissima l'interpretazione del Bernal ma soprattutto geniale la sceneggiatura. Alcune reazioni e "visoni" del protagonista fanno ridere con sincerità.
Vedendolo non potrete negare di avere vissuto anche voi alcune fantasie e comportamenti (uno in particolare verso la fine, e quando lo vedrete capirete a cosa mi riferisco), magari quando eravate più piccoli e meno inibiti con la fantasia.

Bello e unico. 

postato da: fuji alle ore 00:30 | link | commenti (4)
categorie: film
domenica, 22 ottobre 2006

"Il profumo" e "Profumo", pt. 1

profumo_01

Come avete fatto durante la mia assenza?

Bene, per ricominciare vi parlo de "Il profumo", il capolavoro di Patrick Süskind, e "Profumo", il coraggioso tentativo di presentare su pellicola una storia unica.
Premessa fondamentale per chi legge: "Il profumo" è il mio libro preferito in assoluto. Perché? Perché è perfetto. Un po' di pazienza e mi spiegherò bene.

Questa storia ha come protagonista una persona incredibile nel suo genere: Jean-Baptiste Grenouille, nato nella maleodorante Parigi (descritta come la città più mefitica dell'Europa ottocentesca) e vissuto costantemente con l'handicap di non avere un odore proprio e per questa ragione con la facoltà di distinguere qualsiasi odore. Qualsiasi.
Un plauso enorme va dato all'autore, capace di descrivere con termini ricercati e precisi odori generalmente ignorati, se non disprezzati, utilizzando aggettivi sempre diversi. Complimenti anche ai traduttori dal tedesco, naturalmente.

Perché considero questo libro perfetto? Perché è geniale nel narrare una storia mai narrata prima, un personaggio totalmente alieno, una non-persona alla quale nessuno ha mai pensato di dare vita. Uno scrittore del fantastico, ad eccezione di Dick e pochi altri, in confronto risulta stupido e infantile con le sue storie di mondi lontani dove però esistono buoni, cattivi, gli alieni sono generalmente antropomorfi e comunicano utilizzando frequenze udibili dal nostro misero apparato uditivo.
No, Grenouille è un non-uomo, un vero alieno. In mezzo a noi.
Una idea geniale portata avanti magistralmente per tutto il libro. Fino alla fine.

Ho sempre pensato che una trasposizione cinematografica non ne sarebbe mai stata fatta. E invece qualcuno ha avuto il coraggio di farla. E devo dire non male.
La fotografia e le scelte scenografiche sono azzeccatissime, le atmosfere visive ricalcano benissimo quelle del libro. Però... Peccato, c'è un "però". E anche bello grande.

Ci sono dei tagli. Penserete: necessari, si sa che un libro non può essere riprodotto perfettamente. Persino "Il signore degli anelli" non è passato indenne ai tagli nonostante 9 ore totali di film. Sì, su questo sono d'accordo. Ma mi ripeto: il libro è perfetto. C'è un climax che non perde mai colpi. La vicenda e la complessità del personaggio e della sua storia crescono costantemente per tutto il libro.

Ora, se non avete ancora visto il film peggio per voi, perché per spiegarmi meglio vi racconterò la fine.
(contnua...)

postato da: fuji alle ore 17:43 | link | commenti (3)
categorie: libri, film

"Il profumo" e "Profumo", pt.2

profumo_locandina(... segue)

Dopo l'auto esilio nella grotta durante il quale scopre di non avere odori, Jean Baptiste decide di studiare meglio gli odori. E arrivare al PROFUMO, cioè il profumo della vita, dell'uomo.
Taglio nel film: si reca in città e grazie alle sue capacità conquista i nobili. Ma non è soddisfatto. I suoi profumi "umani" sono meravigliosi e risvegliano in chi li annusa buoni sentimenti nei suoi confronti, ma lui sa che ancora è lontano. Lontano dall'odore di quella bambina che anni prima aveva involontariamente ucciso perché totalmente preso dal suo profumo naturale.
E quindi si reca nella capitale dei profumi: Grasse, da dove il film si ricollega.
La ricerca prosegue e JB capisce che ha bisogno della materia prima: profumi buoni, cioè donne.
Ma le donne sono scelte accuratamente, mentre nel montaggio serrato del film sembra che siano prese a caso.
Dopo aver ucciso e carpito l'odore della bellissima ragazza che tanto somigliava nell'odore alla prima bambina, viene scoperto e condannato alla pena capitale ma, nel delirio della folla colma di odio, sparge alcune gocce del PROFUMO. E la gente si intenerisce, si rilassa, si anima di amore, AMA. E si lascia andare ad una passione orgiastica senza precedenti. Tutta la cittadinanza. Solo con poche gocce sparse in aria. JB dovrebbe essere felice, finalmente è amato e accettato come una persona, ma si rende conto che è tutto un artificio. Persino il padre della ragazza, poco prima colmo di odio, lo abbraccia e lo chiama fra le lacrime "figlio mio".

E qui la gente al cinema era chiaro che non stava capendo bene. "Perché fanno così? Perché hanno cambiato così umore? Per poche gocce di profumo?". Naturale, senza le premesse lo spettatore/lettore non può capire quanto sia potente quel profumo. IL PROFUMO.

Esempio che credo tutti capirete perché provato: avete presente quando siete presi dalla passione per la persona amata/desiderata? Parlo di passione forte, penetrante, sessualmente irresistibile. Annusate e stringete con tutte le forze, giusto? E baciate con forza, a tratti mordete pure. Ok, avete assaggiato un poco di quell'odore che con tanta perseveranza Jean Baptiste ricercava. E ha trovato.

Raggiunto il risultato JB è deluso, perché le persone lo hanno amato con tutta l'anima e il corpo, ma solamente grazie al suo profumo.
E così ritorna a Parigi, raggiunge un gruppo di barboni intorno a un fuoco e capisce che non c'è più nulla per lui per il quale debba vivere. Si versa l'intera boccetta addosso. Pensate: se poche gocce hanno mandato in visibilio una folla assassina, cosa potrebbe fare una intera boccetta? I barboni si girano, lo guardano bene e capiscono di trovarsi di fronte a un angelo, a un dio. E lo toccano, lo prendono, lo vogliono per essi. E lo fanno fisicamente proprio. Fino all'ultima goccia...

Perfetto.

Tre errori nella distribuzione:
-Il titolo corretto, date queste premesse, è "IL profumo", non semplicemente "Profumo" (errore solo italiano).
-La locandina è totalmente inutile.
-Il sottotitolo "Storia di un assassino", presente anche nell'edizione originale, è fuorviante e uno stupido tentativo di accaparrarsi maggior pubblico. Grenouille non è un assassino nel senso canonico del termine. Lui non uccide perché preso da un istinto omicida o per odio o altri sentimenti. Non ha sentimenti. E' una non-persona e come tale studia. Con fervore e dedizione.

Libro perfetto. Film da vedere sicuramente ma purtroppo non pefetto.

postato da: fuji alle ore 17:37 | link | commenti
categorie: libri, film
giovedì, 14 settembre 2006

Thank you for smoking

thank-you-for-smoking-poster-1Con la mia faccia da sbarbato sono riuscito a scroccare un'entrata ridottissima per studenti universitari nonostante abbia già dato da qualche anno. Essere metà giapponesi ha indubbiamente dei bei lati posititvi

"Thank you for smoking" di Jason Reitman narra la storia o meglio la forza persuasiva di un rappresentante influentissimo di una delle principali lobby americane: il tabacco. Nick Nailor (l'attore Aaron Eckhart) è impegnato in un ruolo che una volta era regalato ("Sono fiche, costano poco e danno dipendenza") ma che nell'odierna società (finto)salutista non è per niente facile e piacevole: parlare bene delle sigarette, contrastando a pieno volto sorridente tutti i dati snocciolati da medici e associazioni benefiche varie. E Nick ci riesce bene.
Il dover dare un buon esempio al figlio forse lo cambierà. Forse. Aspettate la fine e poi ditemi qual'è il vostro giudizio sul suo prossimo futuro. Di sicuro è bello quello della giornalista/seduttrice Katie Holmes in Cruise di Dowson'screckiana memoria (a proposito, che fine ha fatto quell'attore assurdo? Mah). Per fortuna qualcuno le ha detto di non storcere continuamente la bocca mentre fa i sorrisi imbarazzati o di circostanza.
Ineccepibile Robert Duvall: ruolo piccolo ma comunque godibile.
Un film al giorno d'oggi molto coraggioso. Sarebbe stato troppo facile sparare a zero sui produttori di sigarette. Una bella sfida affrontata con ironia e buona proprietà di linguaggio.
Ah, non fumo e i fumatori non è che mi piacciano troppo... E proprio per questo faccio maggiori complimenti al regista.

Andatelo a vedere e ditemi.
postato da: fuji alle ore 00:23 | link | commenti (2)
categorie: film
domenica, 03 settembre 2006

Slevin

Lucky-Number-Slevin-Ned-1(Sottotitolo: "Patto criminale")
Bòn, ritorno a postare scrivendo di un film visto due giorni fa: Slevin.
Dare un giudizio immediato non mi è facilissimo. Perché? Beh, perché il film è geniale e al tempo stesso un tentativo riuscito a metà.
Mi spiego: il puzzle criminale è intricato e fin dal primo minuto lascia un po' spiazzati. In seguito la faccenda si fa ancora più intricata. E poi? Usciamo rimbambiti e frustrati?
Attenzione, ho scrtito che è un puzzle e come tutti i puzzle (anche quelli con quei bei cieli bastardi con 300 pezzi praticamente identici) alla fine si chiudono. E la chiusura vi piacerà e farete i complimenti allo sceneggiatore.
E allora, perché ho scritto che penso sia anche un tentativo riuscito a metà? La battuta è riferita al tentativo di acchiappare un certo tipo di pubblico e fare quindi botteghino, cioè soldi.
Il tentativo a mio avviso è quello di imitare il montaggio e alcune "battute" violente alla Guy Ritchie. Per chi non lo conoscesse: il marito di Madonna ma soprattutto il geniale regista di "Lock & Stock" e "The snatch" ("babbuzzi...). I film di Ritchie sono incredibilmente incastrati nelle loro trame. E in più si ride osservando dei personaggi assurdi perfettamente disegnati dalla macchina da presa.
In Slevin si cerca, soprattutto nella prima metà, di seguire quel filone ormai già mitico e quindi di sicuro successo. E i tralier sono un bel po' "paraculi" (scusate il francesismo), in quanto cercano a loro volta di sottolineare questa somiglianza.
Somiglianza che non è necessaria allo svolgimento della storia; è solo di contorno.
Ripeto: la storia è fica e vi farà uscire dal cinema contenti di aver visto un bel cubo di Rubik a 7 facce (cito il titolo, che fa più fico...) spacchettato in modo non consono e alla fine risolto.
Contenti ma con un poco di amaro in bocca mentre ci si chiede: "E se non avesse cercato di imitare Guy Ritcie e mi avesse fatto entrare nella storia con un altro passo e attraverso altri schemi"?
Il giudizio è alla fine positivo. Vedetelo e ditemi.
Peace
postato da: fuji alle ore 23:21 | link | commenti
categorie: film
sabato, 24 giugno 2006

Le particelle elementari

Particelle elementari

Ultimamente ho difficoltà a trovare tempo, argomenti e anche voglia per aggiornare il blog. Spero di recuperare...

Come va, come non va, sono finalmente riuscito a vedere un film a lungo rincorso nei mesi scorsi (B, già sai): "Le particelle elementari", tratto dall'omonimo libro di Houellebecq (nome del quale attualmente ancora non conosco la giusta pronuncia).
Film acclamato dai critici e dal pubblico meno "popolare".
Ragazzi, il film è forte.
Devo dire che i trailer sono stati "furbacchiotti", in un'ottica più commerciale. In realtà il film è meno "comico" di quanto sembrasse a uno sguardo distratto del montato promozionale. Sì, risate ne strappa, ma il film è proprio duro.
Però... Però scorre, portandoti per mano lungo un percorso che a volte non capisci dove finisca a parare.
Si raccontano le due storie di due fratellastri con la madre in comune ma il destino, il genio e il carattere completamente opposti. Naturalmente i due fratelli hanno modo di incontrarsi, se non ricordo male tre volte, come a fare il punto della loro situazione momentanea. All’inizio uno lascia i propri studi scientifici gratificanti per rincorrere un sogno, anch'esso scientifico, che aveva abbandonato alcuni anni prima. L'altro è in crisi con la moglie, ha un bambino piccolo rompipallle e un lavoro di insegnante liceale che non lo soddisfa affatto. Si rincontrano per accorrere al capezzale della madre hippy indefessa e morente. E alla fine, in un'ottica distante, il successo di uno compenserà la tragedia dell'altro. Ma il successo non sarà arrogante e schiacciante, all'americana per intenderci, né la tragedia sarà soggettivamente totale.
Su entrambi i modi di essere e di vivere la vita e la (non) sessualità forse c'è lo zampino non leggero della madre, egoista nell'abbandonare i figli ancora piccoli per non smettere di sentirsi giovane. E le figure paterne, del tutto assenti.

Ora, mi rendo conto di aver scritto un bel po' sui risvolti psicologici anziché della trama, rischiando di dare quella impressione del tipo <<mi sa che è un film "bellissimo" che ti farà due palle tremende>>.
No, il film lo consiglio e lo considero veramente bello, nel senso più semplice e meno intellettualistico del termine. Ma ricordatevi che è forte e certamente non è da affittarsi per passare un'oretta e mezzo con gli amici in allegria.

Resta il titolo, sul quale ho dovuto riflettere un po' per trovarne relazioni con lo svolgimento dei fatti. La mia conclusione, totalmente personale, è che forse i due fratelli, tolte le evidenti differenze intellettuali e economiche, causa ed effetto delle diversità caratteriali, sono simili. E quindi lo siamo potenzialmente tutti quanti noi. Come i princìpi genetici che il fratello scienziato studia e genialmente evince.

"Le verità assolute sono come le particelle elementari: non sono ulteriormente divisibili".

postato da: fuji alle ore 12:59 | link | commenti
categorie: film
giovedì, 01 giugno 2006

"L'estate del mio primo bacio" e "Radio America"

Nei passati due giorni ho avuto la possibilità di assistere a due prime a cinema riservato per gli addetti ai lavori:
"L'estate del mio primo bacio" di Carlo Virzì (fratello del Paolo di Ovosodiana memoria) e "Radio America" di Robert Altman.

lestatedelmioprimobacio"L'estate del mio primo bacio" è ambientato nell'estate del 1987, a Orbetello. Ben curata la ricostruzione degli anni '80, con i suoi abiti assurdi, le acconciature innaturali, la musica elettronica spicciola e il Piaggio Sì (mitico).
Protagonista è una ragazzina che avrebbe ora la mia stessa età (quiz: quanti anni esattamente ha Fuji?), figlia di un ingegnere fedifrago con la ovosodiana e ultimobaciana Regina Orioli (ma fa solo parti da zozza stronza?) e di una Laura Morante di mucciniana memoria e recitazione. Pietosissima la scena in cui piange sorridendo per l'emozione di avere tutta la famiglia intorno (la figlia, il marito e la tata in procinto di sposarsi a 65 anni) e dice, abbracciando tutti, che "dobbiamo essere felici". Brividi...
Sullo sfondo c'è la differenza sociale fra i romani benestanti in vacanza nelle loro ville e gli orbetellesi (orbetelliani?) poveri che si divertono in
maniera "povera" al bar o al luna park e cercano di alzare qualche spicciolo lavorando, come il coprotagonista belloccetto, ruvido ma buono.
Mi è piaciuto Marcore', dottorino costretto a lavorare in un container perché i soldi per la struttura ospedaliera sono già stati tutti belli pappati dai soliti.
Concludendo: film che potete guardare se avete un po' di nostalgia di quegli anni, se siete ragazze di una certa classe sociale, se avete circa trent'anni, se siete state in vacanza in un posto simile a quello descritto, se non avete un cazzo da fare.
Preferisco Paolo. E' il mio personale giudizio, bon.

radio america"Radio America" racconta dell'ultima puntata di un programma radiofonico di musica country trasmesso direttamente in un teatro di una città (del
Minnesota?) e alla quale partecipa gran parte della cittadinanza. Il locale poi verrà demolito perché messo in vendita dai figli dei fondatori della radio.
Complimenti a Meril Streep per le ottime doti canore.
Bene: il film è di una palla incredibile! Si svolge TUTTO nel teatro. Si canta musica country con testi tradotti nei sottotitoli. 10/15 brani, PER INTERO.
Mi correggo. Non una palla: DUE palle!
Il giudizio è stato praticamente unanime, a parte uno che aveva un cappello da cowboy in testa...
Grazie a Mada per l'invito e per avermi fatto risparmiare i soldi di quella che sarebbe stata una delusione fortissima seguita da una incazzatura
ancora più grande per i soldi buttati.
Altman, ma che hai fatto? Perché?
Cari amici, aiutatemi a capire...
postato da: fuji alle ore 19:39 | link | commenti (22)
categorie: film
martedì, 02 maggio 2006

La famiglia omicidi

famiglia omicidiSimpatica commedia noir inglese. I tempi sono quelli anglosassoni, quindi bisogna prepararsi per qualche frecciatina e freddura sparse in giro.
Mi è piaciuta molto, forse perché in quest'ultimo periodo sto sviluppando un certo istinto omicida, ma con classe. Alla inglese, appunto.
Rowan Atkinson smette di vestire i panni di Mr. Bean e interpreta un semplice/noioso sacerdote protestante di campagna che però nasconde delle divertenti qualità comiche (fatte di battute, non di smorfie).
La figlia è una bella sfrontata, in tuti i sensi... E poi c'è quell'impiastro di Patrick "Dirty-Ghost" Swayze, il quale impersona un ammaracano ruba-donne. Se lo giudicate come lo giudico io, ghignerete parecchio quando la governante lo sistemerà
Naturalmente il pezzo forte è Maggie "professoressa Minerva McGonagall di potteriana memoria" Smith. Il suo sorriso è perfetto per la parte.

Piccola parentesi: il titolo originale è completamente diverso, come al solito (Keeping Mum, se siete interessati a saperlo). Vorrei conoscere chi viene pagato per rovinare mesi di studi antropologici affrontati, per cogliere il concetto perfetto che racchiuda tutto lo spirito e la sinossi dei film, da studios stranieri più o meno importanti.
Un esempio su tutti: Home alone -> Mamma ho perso l'aereo. Non è un filmone, ma il titolo italiano è da omicidio, per restare in tema col post.
Poi, quando invece sarebbe veramente necessaria una traduzione, ecco che ci si tira indietro. Esempio? The mothman profecy. Disertato perché nessuno sapeva leggere il titolo. Me lo immagino: "A regà, che famo? Annamo a vede De Moth...Mattmen...Mutmon... Vabbè, annamo a vede Natale sul Nilo?"
Che geni...
postato da: fuji alle ore 18:29 | link | commenti (1)
categorie: film
mercoledì, 19 aprile 2006

Inside man

inside-manUltima fatica di Spike Lee. Sapete una cosa? Questo film è da vedere.
Non è un classico film alla Spike Lee. Di sicuro però è di Spike Lee. Intendo dire: c'è pochissimo spazio alla politica (anche se alcune frecciatine e spruzzatine di attenzione sui particolari razziali non mancano, ma più che altro fanno colore, rendono NY più vera), la regia e il montaggio però rivelano la mano del regista afroamericano.
La storia? Semplice: una rapina in banca.
Tema banalissimo e strautilizzato da sceneggiatori stanchi.
La realizzazione è però innovativa, e fino alla fine guarderete attenti con una domanda in testa: "Dove andrà a parare?".
Geniale 
postato da: fuji alle ore 01:47 | link | commenti (3)
categorie: film

Chi sono

Utente: fuji
Un punto di vista diverso. Sicuramente onesto... Nel tempo libero sono dottore in Lingue e Civiltà Orientali...


Dicono che il mio blog valga $2,258.16! Ma daaai...
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